LA CASCINA

La nostra preziosa ed esclusiva residenza

La storia della cascina

Da sempre luogo del potere civile, Piazza Palazzo deve il suo nome odierno alla residenza approntata nel 1575 per accogliere degnamente Madama Margherita d’Austria, da poco nominata governatrice perpetua della città, con la relativa corte di dame, gentiluomini e servitù. Margarita è figlia naturale dell’impretore Carlo V, sotto il cui regno si diceva non tramontasse mai il sole a causa della vastità del suo Impero che spaziava dall’Europa alle Americhe. Carlo V era imperatore del Sacro Romano Impero e sovrano dei Paesi Bassi e della Spagna. Carlo V durante una pausa di battaglia, nel fine novembre del 1521, incontrò a Oudenaarde, la bella

contadina e cameriera Jeanne Van Der Gheenst, che fu il suo primo amore importante e gli diede una figlia nel 1522, Margarita. Margarita dopo la tregua di Nizza conclusa dall’imperatore con il Papa, fu concessa in sposa a Ottavio Farnese il nipote di Paolo III. Questo matrimonio avveniva dopo che Margarita era andata, ancor più giovanissima, sposa ad Alessandro De’ Medici Duca di Firenze ed era rimasta prestissimo vedova. Il più grande storico dell’800, il Reumont, ci ha lasciato un importante profilo di Margarita dove viene descritta come la figlia diletta del sovrano, esaltandone la sublime dolcezza dell’anima e l’estrema eleganza

nella vita. Soleva chiamarsi semplicemente “Madama” ed il suo ricordo rimane nel palazzo Madama a Roma, palazzo che ha la destinazione altissima e qualificante di sede del Senato e nella antistante piazza Madama, nella villa Madama a Monte Mario, sede tuttora di convegni diplomatici e governativi al più alto livello e nel Castel Madama a Tivoli. Dopo la nascita di due gemelli, nel ruolo di ambasciatrice, Madama prese a viaggiare in Italia e all’estero. Nel 1559 ebbe dal fratello Filippo II, Re di Spagna, il Governo dei Paesi Bassi che amministrò con qualche debolezza fino al 1567.

L’anno dopo, tornata in Italia, assunse la reggenza di L’Aquila. L’arrivo insperato di tale illustre personaggio, tra i più ragguardevoli del Cinquecento italiano, indusse gli aquilani a trasformare e ampliare a proprie spese l’antico Palazzo del Capitano, che, con le sue 134 finestre, assunse così l’aspetto di una dimora quasi reale. Per l’occasione l’amministrazione cittadina stanziò 22.000 ducati. La stesura del progetto fu commissionata al tecnico-matematico Angelo Rico Fonticulano; l’architetto Battista Marchiolo ne portò a termine i lavori nel 1573. Il palazzo sorse al centro di quella che al tempo si chiamava piazza San Francesco. Squadrato, geometrico, simmetrico, non aveva nulla dei palazzi farnese, si strutturava su tre piani con cinque appartamneti ciascuno, aveva un cortile interno con pozzo;

sulla facciata, rivestita di pietra bianca, si aprivano più di 100 finestre. Le stanze furono decorate con stucchi e dipinti secondo il gusto dell’epoca. Il Governo di Margarita fu piuttosto d’immagine, di scena. L’Arciduchessa sapeva affascinare, legava a se le parti, componendo così le controversie. Ospitava spesso personaggi illustri e mobilitiva la città  per accoglierli con pompa e magnificenza. Ciò avvenne in occasione della visita del fratello, Don Giovanni d’Austria, vincitore della battaglia di Lepanto, del marito Ottavio Farnese, del cognato Cardinale Alessandro Farnese. Documenti dell’epoca attestano il sontuoso abbigliamento ed i preziosi gioielli che Margarita amava indossare ed ostentare, ma anche le numerose iniziative in favore delle dame di compagnia e di enti religiosi e assistenziali;

era consuetudine che ogni anno provvedesse personalemtne alla dote di 9 fanciulle orfane. Sensibile alle esigenze culturali, concesse alcune stanze del palazzo all’Accademia dei Fortunati, la prima che si costituì in città. La presenza di Margarita inaugurò veramente una stagione felice sia dal punto di vista urbanistico che economico e sociale, stimolando una euforica molteplicità di iniziative volte ad ammodernare e abbellire la città. Il governo illuminato della duchessa determinò persino la creazione di una azienda agricola e zootecnica modernissima a Campo di Pile, un impianto modello di vaste proporzioni, che introdusse indirizzi nuovi nella struttura economica aquilana. Né va sottaciuto il fatto che, del suo seguito, faceva parte anche il capitano e ingegnere militare Francesco de Marchi,

il primo ad effettuare una storica ascensione alpinistica del Gran Sasso. Sull’esempio di quanto aveva avuto occasione di osservare in Fiandra, tentò un programma di economia integrata: avviò un’attività agro-pastorale finalizzata all’allevamento selezionato in alternativa alla pratica della transumanza all’epoca già in evidente declino. Requisì per tanto nel 1573 un terreno di 10 coppe a ridosso delle mure cittadine in località Prati Cappelli e vi impiantò un’azienda detta “la Cascina”: constava di edifici ampi, di viali, laghetti, fontane e una serie di dipendenze. Sua intenzione era di attuare una forma di sfruttamento articolato e complesso del prato, irrigato dalle acque del vicino Aterno, in vista dell’allevamento di bestiame grosso e per la produzione di latte e burro:

qualcosa di più simile all’agricoltura padana che abruzzese. Sappiamo che la Cascina si estese: Madama acquistò prati e terreni confinanti stipulò contratti con imprenditori che assicuravano la falciatura periodica, comprò muli, ingaggiò mulattieri che garantivano il trasporto dei prodotti. Atteraverso pazienti accorpamenti di terreni anche minutissimi due procuratori dettero alla Cascina un’estensione notevole, 587 coppe pari a 37 etteri di prativo, aratorio, bosco. Con il tempo e doop la morte di Margarita l’azienda spostò il proprio interesse ed anche la propria specializzazione verso l’orto suburbano (tra Porta Rivera e la chiesa della Madonna del Popolo) anzichè verso la distesa prativa ad occidente della città. Per alcuni anni, pur non

incidendo profondamente sull’economia della città, la Cascina rappresentò un’impresa notevole nonchè una sorta di risrerva alimentare insieme alla concorrente confraternita di San Giacomo (ortolani della Rivera). Insomma, Margarita e la sua corte evitarono (purtroppo solo per un po’) l’emarginazione culturale ed economica dell’Aquila e dell’Abruzzo, risollevandone momentaneamente le fortune. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1586, il Palazzo ebbe altre destinazioni pubbliche, quale sede della Regia Udienza, poi dell’amministrazione comunale, della giustizia e oggi nuovamente residenza municipale. Margarita d’Austria dopo un breve periodo di permanenza a Bruxelles, lasciò la città e si stabilì ad Ortona ove morì nel 1586.